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A pesca di occhioni con Lele Tubertini

tato e paolo

PREMESSA

“Occhioni Belli” una frase che spesso è usata come complimento, questa volta si riferisce ai begli esemplari di Pagellus bogaraveo, più comunemente conosciuti come Occhioni, pescati con la tecnica del bolentino di profondità nelle acque antistanti alla cittadina corsica di Ajaccio, su batimetriche variabili tra i 260 ed i 450 metri.

TEAM DI PESCA

E’ sicuramente una fortuna per chi come lo scrivente si avvicina per la prima volta a questa tecnica di pesca, avere dei tutor esperti che rispondono al nome di Lele Tubertini, Paolo Cavazza e Gigi Galliani, esperti nonché profondi conoscitori di questo assetto pescante. In aggiunta Paolo, padrone di casa, ha una conoscenza capillare dei fondali prospicienti questa stupenda isola. Per questo motivo imparare le regole basilari del bolentino di profondità, insieme con Medardo Gruppioli (per gli amici Tato) e Alberto Goldoni, altri due neofiti della specialità, non è stato cosi difficile.

AMBIENTI DI PESCA

L’occhione ha un tipico aspetto da sparide, con corpo alto e appiattito lateralmente, con occhio molto grande. Il colore è rosso su dorso e fianchi negli adulti, mentre è argenteo negli esemplari giovani. Sulla sua livrea è sempre presente una macchia nera circolare dietro la testa, ed è una specie diffusa nel mar Mediterraneo, nell’Oceano Atlantico orientale, ed è l’unica specie di sparidi presente anche nei mari dell’Europa settentrionale. Vive a profondità notevoli fino a 800 metri, su fondi mobili e s’incontra spesso sulle secche al largo, o significativi dislivelli. Infatti, Paolo sceglie una zona di mare in cui il fondale degrada velocemente da 250 a oltre i 400 metri. La giornata è stupenda, sole, mare calmo insieme con una miriade di velelle fanno da cornice a quella che si preannuncia una proficua sessione di pesca.

TECNICA DI PESCA

Arrivati sullo spot, i più esperti in questa particolare tecnica Lele e Paolo iniziano a preparare l’attrezzatura, attivando le lampade stroboscopiche con luce lampeggiante, fonte di luce fondamentale quando si pesca a profondità superiori ai trecento metri.

La lampada sarà collegata alla girella proveniente dalla canna, e subito sotto una lenza multi ami montati a bandiera, il tutto di dimensioni notevolmente superiori rispetto a quelle che normalmente si utilizzano nel feeder fishing, tecnica di pesca a me più congeniale. Anche la zavorra è esagerata, si parte con un piombo da un chilogrammo per poi passare se la corrente lo richiede anche a piombi superiori ai due KG. Pescando a profondità che vanno dai 200 metri sino ad arrivare a 450 metri, e i pesci che andremo ad insidiare saranno pesci di taglia importante, tutto il materiale per la costruzione dovrà essere robusto è affidabile.

Subito dopo, aver collegato i potenti mulinelli elettrici alla batteria, Paolo mi stupisce quando dal frigo porta esche, tira fuori due vaschette, in una ci sono delle striscioline di calamaro, e fin qui nulla di anomalo, ma il mio stupore cresce quando noto nell’altra dei piccoli tranci di petto di pollo. Paolo, intuendo il mio sbigottimento, mi rassicura che non sono per noi ma gli useremo come esche in aggiunta al calamaro.

AZIONE DI PESCA

Essendo in sei e avendo due canne in pesca ci dividiamo in due gruppi che si sfideranno a colpi di occhioni. Nel primo team capitanato da Lele c’è Gigi e Alberto, nel secondo con a capo Paolo il sottoscritto e Tato. Il tratto in cui pescheremo passa rapidamente da 240 a 450 metri, e in questo spazio di mare tra discesa e risalita, abbiamo a disposizione solo due possibilità, perché poi dovremmo recuperare le lenze, riaccendere i motori e ritornare sul punto di partenza.

I primi passaggi ci regalano pochi occhioni, e la sfida rimane quasi in perfetto equilibrio. Con il passare del tempo sia io sia Tato iniziamo a prendere confidenza con questa tecnica, e canna in mano, cerchiamo di avvertire le tocche una volta sul fondo, dando il tempo ai pesci di attaccare tutti gli ami innescati, e cosi iniziamo a recuperare anche quattro ed addirittura cinque pesci per volta. Paolo e Lele, i più esperti, si astengono dal pescare, distribuendo solo gradite nozioni tecniche, soprattutto sulla velocità di recupero dei pesci, elemento fondamentale per non perderli durante la lunga risalita. Le foto a corredo di quest’articolo parlano chiaro su chi abbia vinto la sfida, e quindi lasciamo l’arduo compito di decretare il team vincitore ai nostri lettori.

Non ci resta che ringraziare per la gradita compagnia tutti i membri di quest’avventura nel mar della Corsica, insieme con i quali abbiamo trascorso una bellissima giornata di pesca.